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Arriva un bastimento carico carico di...

Migranti

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Il termine migrazione indica lo spostamento di individui o gruppi da un luogo di provenienza ad un altro per un tempo sufficientemente lungo.

Gli spostamenti di popolazioni, di gruppi via terra o per mare hanno da sempre caratterizzato la storia umana, basti ricordare le migrazioni bibliche verso l'Egitto o quelle che furono chiamate invasioni barbariche.

Nell'epoca moderna si sono succedute periodicamente migrazioni verso l'America, l'Australia, all'interno dell'Europa alla ricerca di lavoro o di più favorevoli condizioni di vita.

Le  cause principali che spingono oggi a migrare è il disperato tentativo di poter sopravvivere alla povertà quasi totale; alle catastrofi determinate da guerre, da carneficine etniche, da cambiamenti climatici, dalla distruzione di flora e fauna per dar luogo a insediamenti umani o a colossali opere civili costruite unicamente a vantaggio di nazioni ricche o di multinazionali.

Negli ultimi anni i migranti verso l'Europa sono stati circa 18 milioni distribuiti in maniera non equa tra le varie nazioni: in Italia si ferma solo il 2,2% circa 2 milioni di persone (fonte: Caritas- Migrantes). Comunque il loro numero è sempre inferiore a quello degli italiani che tra l'Ottocento e il Novecento migrarono verso altri continenti consentendo ai paesi Europei di ridurre, al proprio interno, lo squilibrio tra crescita demografica e  nuovi posti di lavoro. In quel periodo, gli emigrati italiani passarono da 125.000 a 600.000 unità all'anno;  un altro importante flusso emigratorio italiano si ebbe nel periodo post bellico - anni '5o/60 - soprattutto verso l'Australia, il Canada e gli USA. In particolare verso l'Australia ritornarono come emigranti molti di quegli uomini che avevano conosciuto le possibilità di lavoro che tale continente offriva, per avervi soggiornato come prigionieri di guerra durante il secondo conflitto mondiale.

Perché ricordare  la nostra emigrazione?

Perché il Mediterraneo, oggi solcato dalle carrette del mare, ieri dai bastimenti che trasportavano moltitudini di persone oltre Oceano,  principalmente verso le Americhe (passeggeri  di terza classe,  passeggeri senza diritti) torna ad essere il grande cimitero degli individui senza volto e senza nome che sognavano l'Europa come un mondo dove i loro diritto di esistere sarebbe stato rispettato.

Perché la memoria delle discriminazioni, dei disagi, delle incertezze, delle condizioni di vita e di lavoro dei nostri connazionali ci fornisce una chiave di lettura nei confronti degli  immigrati nel nostro paese rendendoci anche un pò più tolleranti e solidali.

Perché se a tutto ciò aggiungiamo le differenze demografiche dei paesi in via di sviluppo, le caratteristiche dell'economia internazionale ed alcuni dei relativi effetti della globalizzazione, la disparità di sviluppo e la disuguaglianza sociale che permettono al 20 % della popolazione globale di consumare l'80% dei beni disponibili, diventa inevitabile l'aumento del fenomeno migratorio.

Tale fenomeno aprirà una nuova fase di dinamicità nella cultura europea ponendo allo stesso tempo numerosi problemi quali quelli di cittadinanza, di tutela giuridica, di riconoscimento dei diritti civili e sociali degli immigranti.

E' una fase nuova che si aggiunge a vecchi problemi ancora irrisolti ma che ci deve trovare preparati.

   
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